Febbraio 2010. Berlusconi, la fabbrica del debito

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Nei 7 anni e 2 mesi dei tre governi Berlusconi, dal 1994 al 30 Novembre 2009, il debito pubblico dello Stato è aumentato di circa 430 miliardi di euro. Più o meno 7.500 euro per ogni cittadino. Gli esecutivi di Berlusconi sono durati finora l'11% del tempo di vita della Repubblica, ma hanno contribuito al 24% del debito pubblico accumulato negli ultimi 61 anni.

Che Berlusconi non si sia preoccupato delle generazioni future, lo dimostrano anche i dati del rapporto debito pubblico/Pil, che vengono considerati dall'Unione europea per verificare il rispetto del Patto di Stabilità. Quando Berlusconi fece la sua prima comparsa come Presidente del Consiglio, l'Italia aveva un rapporto debito pubblico/Pil del 121,8%, che lui lasciò inalterato in quei pochi mesi, ma che i Governi di centrosinistra (Dini, Prodi 1, D'Alema, Amato) ridussero di 13 punti percentuali in 6 anni, portandolo nel 2001 al 108,8%. Negli anni successivi di Governo di Berlusconi, quel rapporto si ridusse di soli 2,3 punti percentuali nell'arco di 5 anni, mentre Prodi, che gli successe nel 2006, in appena un anno lo ridusse di ulteriori 3 punti. Ma da quando Berlusconi ha ripreso le redini del Governo nel 2008, il rapporto è cresciuto a dismisura, complice anche una crisi economica al di fuori dal comune. Nel 2009 il rapporto debito/Pil è risalito al 115%, un valore che ci riporta al 1998.

In pratica, i sacrifici previsti da 10 anni di dure leggi finanziarie sono stati vanificati.

(La Repubblica, Berlusconi, la fabbrica del debito, 1 Febbraio 2010)