Gruppo di Prato: «La nuova economia ispirata ad equità e sobrietà: possiamo assumere i bisogni come criterio per abbozzare il quadro d'insieme?»
La divisione dei nostri consumi in bisogni fondamentali e optional.
La correlazione fra bisogni fondamentali e diritti.
Criteri per definire quali bisogni possono essere soddisfatti tramite il fai da te e gli scambi di vicinato.
Criteri per definire quali bisogni debbono essere affidati dall'economia pubblica.
Criteri per definire quali bisogni possono essere soddisfatti tramite il mercato.
Affrontare una definizione dei bisogni il più possibile condivisa ci porta
in un intrigo senza uscita.
Certamente è possibile individuare bisogni ritenuti fondamentali in modo
piuttosto condiviso: non considerando i bisogni che si posso soddisfare a
costo zero, respirare, dormire e perché no, riprodursi, l’uomo, per
sopravvivere e ben – vivere, necessita di cibo, acqua, un’abitazione, abiti
per coprirsi dal freddo, e tutto ciò che lo fa stare in buona salute. La
soddisfazione di tali necessità è premessa per porre l’uomo in grado di
affrontare con consapevolezza la sua esistenza.
Dunque, potendo soddisfare senza eccessivi affanni quei bisogni
fondamentali, l’uomo dedicherà il suo tempo libero alla consapevolezza del
suo essere a cominciare dal bisogno di conoscenza e di comunicazione. E’
evidente che l’uomo desidera esprimere i propri saperi e conoscere quelli
degli altri.
A di la’ dei suddetti bisogni fondamentali (cibo, casa, salute), il discorso
si sposta verso la sfera della soggettività che sara’ utile anche per
differenziare i bisogni autentici da quelli indotti e ancora, quelli
collettivi da quelli individuali.
Più problematico è individuare i criteri per definire i modi di
soddisfazione di tali bisogni (settori del fai da te, dell’economia pubblica
e del mercato): anche se riuscissimo ad assegnare in modo definito i diversi
bisogni ai tre settori che compongono l’economia, un ruolo importante nella
soddisfazione dei bisogni spetta alle individualità di ciascuno: a nostro
avviso le competenze operative hanno un peso determinante nel fai da te,
devono essere valorizzate ad ogni livello e vengono avanti ai mezzi tecnici
di produzione. I gusti personali anche su beni di primaria esigenza non si
possono soddisfare con forniture pubbliche uguali per tutti; convinzioni
morali individuali guidano in ogni caso le scelte di un numero sempre
crescente di consumatori e, quando sono improntate alla giustizia, devono
trovare considerazione ovunque si guardi ad un altro mondo possibile.
In questa situazione di incertezza, cosa proporre dunque di oggettivo in
contrapposizione alla soggettività dei bisogni?
Potremmo fare riferimento ad un documento di elevato riconoscimento come la
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ma il suo ampio e articolato
contenuto in confronto alla modestia delle risorse dello Stato sociale, ci
costringerebbe di nuovo ad operare una classifica di priorità.
E se non riteniamo possibile neppure definire criteri oggettivi per indicare
quali beni e servizi sia meglio affidare al fai da te piuttosto che al
mercato o allo Stato, allora insistiamo ad indicare linee d'azione semplici
e comprensibili che possono essere assunte dai singoli e dalla collettività
in direzione dell'equità e della sobrietà nell'economia in cambiamento.
Pensiamo alla già proposta linea d'azione delle quattro R: “ridurre”, ossia
badare all’essenziale, “recuperare”, ossia riutilizzare lo stesso oggetto
finché è servibile e riciclare tutto ciò che può essere rigenerato,
“riparare”, ossia non gettare gli oggetti al primo danno; ma alla base di
tutto ciò c’è un quarto imperativo: “rispettare” (“Guida al consumo critico”
a cura del C.N.M.S., IV edizione, p. 18; i quattro imperativi su cui poggia
la sobrietà sono stati ben sviluppati nei dieci consigli di comportamento
che occupano le due paginette del capitolo 7 de “L’altra via”).
Dopo di che pungoleremo perchè gli esempi virtuosi si propaghino attraverso
l'informazione, le relazioni concrete, con forme di promozione e attrazione
di progetti sulla sostenibilità, cercando condizioni di sicurezza
psicologica (reddito di cittadinanza), eccetera.
In altri termini dobbiamo catturare la voglia dell’individuo (che avremo
svincolato dalla costrizione dei bisogni fondamentali) di comunicare i suoi
saperi e di apprendere quelli degli altri con proposte stimolanti evitando
posizioni che si prestino ad essere facilmente etichettate con parole quali
fanatismo, proselitismo, catastrofismo, …, e prendendo le distanze da
equivoci richiami aggreganti (ad es. il populismo della Lega). La via
dobbiamo cercarla tra i maestri della Nonviolenza e pensiamo in particolare
all’omnicrazia di Capitini ed ai COS da lui progettati.
Questo processo di ricostruzione della dignita’ delle persone attraverso le
relazioni concrete (al posto dei comportamenti personali astratti, indotti
dai media con il beneplacito dei poteri forti economico-politici) a tutti i
livelli di comunita’ (quartiere …. mondo), viene appunto indicato da
R.Mancini come “movimento della dignità” (Idee eretiche, Altreconomia).
Solo con l’avvio di tali processi di liberazione ispirati ai metodi della
nonviolenza potremo analizzare la struttura dei bisogni per utilizzarla
nella programmazione economica.