IL GRUPPO CERCA LA ROTTA DI MONZA E BRIANZA ALLA FIERA DELL’ALTRA ECONOMIA del 18 aprile 2010
Lo scorso 18 aprile a Monza il gruppo Cerca la Rotta di Monza e Brianza ha partecipato alla prima fiera dell’altra economia, caldeggiata dalla Caritas di Monza, per “promuovere e presentare alla città e alla nuova provincia, realtà, movimenti e persone che hanno deciso di intraprendere nuove strade e che tentano di coniugare la solidarietà al lavoro e all’economia”.
Punto vincente dell'iniziativa è stata la collaborazione tra tutte le realtà aderenti che, sullo stesso piano, si sono messe in gioco discutendo e partecipando all’organizzazione dell’evento.
Il documento iniziale scritto da Caritas, dopo una discussione collegiale, ha avuto la capacità di leggere il momento attuale di crisi economica come possibilità di rilancio di una nuova economia, di un nuovo pensiero e di una nuova politica.
Inoltre anche se l'iniziativa è stata promossa e maggiormente seguita da Caritas, soprattutto a livello di comunicazione con il territorio, il resto lo hanno fatto le varie organizzazioni che, direttamente o indirettamente, hanno richiamato durante la giornata molti “militanti”, ma anche moltissimi cittadini comuni.
La scelta obbligata di proporre un evento che escludesse la vendita, da un lato ha determinato una selezione degli espositori, dall’altro ha portato quanti hanno scelto comunque di partecipare all’evento a mettere in campo un rapporto relazionale più deciso e proficuo.
Il messaggio che “non possiamo uscire dalla crisi come siamo entrati” non poteva non interpellarci profondamente e spingerci ad essere presenti, seppur più come osservatori.
Il nostro stand si è caratterizzato per la proposta di cercare nuovi stili di vita, di economia, di lavoro, una sorta di laboratorio e di luogo del cambiamento possibile, presentando ai visitatori l’appello di Gesualdi, le riflessioni maturate all’interno dei diversi gruppi sul primo tema proposto a livello nazionale, innescando riflessioni su “nuove” realtà economiche, lanciando messaggi e proposte di impegno personale a favore dell’ambiente. Infatti appoggiandoci alla campagna promossa dall’Istituto OiKos, abbiamo potuto distribuire cartoline di impegno personale (io cammino, io riciclo …) che ha visto l’adesione di molti anche e soprattutto dei bambini.
Inoltre un questionario (vedi allegato) ci ha permesso di sondare la sensibilità e il livello di conoscenza di alcune tematiche da parte dei partecipanti e la loro disponibilità al cambiamento dello stile di vita.
Tra gli argomenti indicati nel questionario, il commercio equo solidale è risultato l’unico conosciuto da tutti.
È stato interessante costatare che più della metà degli intervistati ha dichiarato di fare qualcosa di ‘virtuoso’ (acqua del rubinetto al posto di quella in bottiglia, più bicicletta e mezzi pubblici, acquisto di prodotti locali soprattutto per quanto riguarda gli alimentari, più prodotti alla spina soprattutto di detersivi…).
Inoltre è significativo l’elevato numero di coloro che ha dichiarato di riparare e riciclare gli oggetti così come acquistare prodotti biologici.
Infine, più della metà degli intervistati appare favorevole a una politica dei ‘piccoli passi’, e sommando a questi le risposte di coloro che vorrebbero far parte di un gruppo sensibile all’argomento, abbiamo rilevato che tutti gli intervistati sono disposti ad adottare uno stile di vita eco-sostenibile, ma con un’azione che parta dal basso piuttosto che imposta per via normativa.
Siamo stati visitati da molti: giovani, famiglie, politici, curiosi, impegnati in altre realtà locali di volontariato, insegnanti.
La percezione che abbiamo avuto è che il cambiamento è già presente in ciascuno, almeno come desiderio, più o meno cosciente, ma il fatto che non risulti “organizzato” o che a volte non si conoscano i modi per operare una trasformazione per avviare azioni efficaci, paralizza molti. Abbiamo colto l’urgenza di avere nuovi orizzonti, la necessità di chiarezza, riferimenti certi, di sostenere scelte collettive e collegare scelte ed impegni già operanti da parte dei singoli.
Da questa esperienza il gruppo Cerca la Rotta di Monza e Brianza, sente l’improrogabilità del cambiamento e la necessità di impegnarsi nell’evidenziare i cambiamenti in atto o auspicati (dalle famiglie, dai politici, dai consumatori, dal mondo della scuola, dai giovani, dalle realtà locali, dalla comunità sociale, dall’economia…).
Per attuare ciò, siamo convinti della necessità di correre su due binari paralleli: un primo indirizzo, di studio come proposto in origine dal CNMS, per cercare di rispondere a quelle domande con lo scopo di mettere a fuoco i problemi e le relative soluzioni vere, fattibili ed efficaci smascherando i falsi ambientalismi e le false nuove economie; un secondo indirizzo, finalizzato a scoprire, valutare e pubblicizzare tutte quelle nuove iniziative ed esperienze di nuova economia vera, sia più modestamente su un piano sociale sia più specificatamente su quello politico, che possano rappresentare dei “case history” da proporre ad esempio di nuova economia possibile e come riflessione al pubblico interessato.
Con un indispensabile obiettivo a medio termine: tutte le realtà, gruppi, associazioni, varie iniziative autonome coinvolte nel processo devono convincersi, sul modello del WSF, di convergere unanimi su alcuni obiettivi condivisi per fare massa e sfondare in campo politico su quel fronte individuato (es.: spese militari, Tobin tax, energia solare, riciclo rifiuti, consumi acqua, sviluppo attività di riparazioni oggetti, etc.) in modo da essere “nuova politica”.
Pensiamo quindi di proseguire nel cammino dell’azione anche con la collaborazione di altri Enti, istituti (vedi Oikos), attori sociali, associazioni (vedi Caritas ..) ecc., per rafforzare “la speranza nei propri mezzi ed essere di auspicio che un modello sociale più adeguato possa generarsi dalle scelte che ognuno di noi, per le proprie competenze andrà ad effettuare …(dall’intervista all’ing. Giuseppe Bartolini presidente del Gruppo Bartolini Ames).
5 giugno 2010
Il gruppo Cerca la Rotta di Monza e Brianza
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